I pronipoti della Germania criminale

I pronipoti della Germania criminale

Il 47% dei tedeschi ritengono che Israele stia sterminando i palestinesi. Risulta da un sondaggio effettuato dall’Università di Bielefeld per la Fondazione Friedrich Ebert, affiliata al Partito Socialdemocratico tedesco. Questi dati rimettono in questione le domande fondamentali sul futuro della società tedesca, e non solo su quei tedeschi che falsamente pensano che gli israeliani si comportino come i loro antenati totalitari e criminali.

Questi dati non sono una sorpresa. Sono persino un po’ meglio di altri precedenti. La stessa università, in un sondaggio del 2004, rilevò che il 66% dei tedeschi sottoscriveva l’affermazione: “Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi”.  E il 55% condivideva l’opinione: “Il modo con il quale Israele agisce nei confronti dei palestinesi non è diverso, nei suoi principi, dal comportamento dei nazisti nel Terzo Reich verso gli ebrei”.

Insieme a queste accuse contro Israele, i tedeschi stanno operando una pulizia su quanto avvenne nel loro paese. La storica Susanne Urban scrive sulle tendenze contemporanee nel descrivere i miti tedeschi. A suo parere esiste un nazionalsocialismo senza nazionalsocialisti e una Shoà senza esecutori. Questa tendenza dà una falsa percezione del passato: il 26% dei tedeschi ha aiutato persone perseguitate, il 13%  era attivo nella resistenza, il 17%  si era opposto apertamente alla propaganda nazista. Di più, solo l% dei tedeschi era coinvolto in attività criminali, e solo il 3% era anti-semita.

L’arrivo di ebrei in Germania negli ultimi decenni ha avuto un ruolo nel nascondere una sporca realtà.Urban sostiene che è la presenza di un considerevole numero di ebrei nel paese ad essere apertamente la “prova” che la Germania è diventata una democrazia e una società aperta, diversa.

Recenti ricerche storiografiche hanno contribuito ad approfondire il forte ruolo, in larghi settori della società tedesca, relativi alle attività criminali durante la seconsa guerra mondiale. Lo scorso ottobre, il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha presentato uno studio redatto da storici sui rapporti fra il Ministero degli Esteri e i nazisti. Ha ricordato che i diplomatici tedeschi erano pesantemente coinvolti nelle azioni politiche violente dei nazisti dopo la presa del potere di Hitler. Venivano informati in anticipo sui delitti commessi dalla macchina di guerra tedesca. Il Ministero era anche amministrativamente coinvolto nello sterminio degli ebrei d’Europa. Un diplomatico in pensione, Manfred Steinkuehler, ha dichiarato che dopo la guerra c’era una forte resistenza a discutere di storia al Ministero degli Esteri, e che lui incontrava regolarmente colleghi dal passato nazista.

Lo scorso novembre, lo storico Hans-Peter Ullmann ha rivelato che il Ministero delle Finanze ha ricoperto un ruolo ancora più attivo di quello che si riteneva nella persecuzione degli ebrei. Il furto dei beni appartenuti agli ebrei passava da quel Ministero. Quel denaro rubato coprì il fabbisogno del 30% dei fondi necessari all’esercito tedesco durante la guerra.

Nel dicembre 2010 Frank Schneider, presidente della società psichiatrica tedesca, psicoterapia e trattamento delle malattie nervose, ha ammesso che la corsa verso l’eutanasia durante il Terzo Reich non era stata imposta agli psichiatri tedeschi, in quanto ne erano stati loro stessi gli iniziatori.

Pochi in Israele sanno che la maggioranza dei tedeschi non è d’accordo con molte delle affermazioni che la Cancelliera Angela Merkel ha fatto alla Knesset nel marzo 2008. Incluso il richiamo alla vergogna e colpa per quanto la Germania ha fatto agli ebrei nella seconda guerra mondiale.

Come si concilierà ciò che è emerso dai sondaggi con le scuse ufficiali sul passato, senza contare le impressioni dei sopravvissuti alla Shoà  che visitano la Germania per raccontare le loro sofferenze ? In grande maggioranza riferiscono di avere incontrato interesse e rispetto fra il pubblico. La risposta sta nel carattere di una democrazia post-moderna, dove le diverse posizioni anche radicalmente diverse, possono coesistere, finchè una sola poi prevale.

Ci sono tutti i segnali del sorgere di una nuova Germania, in parte criminale. I suoi valori non coincidono con quelli totalitari della generazione dei nonni, i tempi sono cambiati, e con loro i modi di esprimere anti-semitismo, che è stato riciclato nell’essere anti-Israele.

E’ arrivato il momento per la signora Merkel e il suo governo di smetterla di ignorare i sondaggi sul vasto numero di denigratori della Shoà fra i cittadini tedeschi. Il primo passo sta nella preparazione di uno studio approfondito per capire i meccanismi che hanno creato l’immagine degli israeliani uguali ai nazisti. Deve essere analizzato il ruolo dell’influenza dei  media,  quanto ha contribuito il sistema educativo, ciò che producono le Ong politicamente orientate a senso unico, e quel che viene diffuso e suggerito da certi politici e accademici.  Va anche inclusa la ricerca sul ruolo giocato dagli ebrei anti-Israele, dagli immigrati musulmani, e, ultimo ma non per importanza, ciò che i bambini apprendono in famiglia.

 

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