Il ‘World Social Forum’: il primo produttore di odio contro Israele

Il ‘World Social Forum’: il primo produttore di odio contro Israele

Shimon Samuels è il direttore per le relazioni internazionali del Centro Simon Wiesenthal di Parigi. E’ membro del Parlamento Europeo e collabora al “Journal for the study of anti-semitism”

“ La causa palestinese ha gradualmente occupato l’agenda del ‘World Social Forum’, arrivando ad esserne l’unico argomento. Nel congresso che si terrà il novembre 2013, dal titolo “ WSF: Palestina Libera”, ci sono 127 seminari e workshops su come danneggiare Israele.

“ il WSF venne creato un mese dopo la Conferenza ‘anti-razzista’ di Durban del 2001 da Partito Laburista brasiliano, allora all’opposizione. La maggior parte delle riunioni annuali si tenevano in Brasile a Porto Alegre, e si occupavano dei problemi sociali legati alla globalizzazione, di fatto una risposta al ‘World Economic Forum’ di Davos. I temi iniziali erano lo sfruttamento delle donne e le vittime delle catastrofi.”

“ Dal WSF nacquero altri forum a carattere regionale, come il North American, il Latin American e l’Asian Forum. Il più fanaticamente contro Israele è lo European Social Forum (ESF), il cui primo congresso si tenne a Firenze nel 2002. E’ quello che all’interno del WSF ha il  ruolo più operativo.

Il terzo European Social Forum si tenne a Londra nel 2004, e consistette in 500 seminari, con 2.500 interventi. Fu finanziato in massima parte dalla Municipalità di Londra, quando sindaco era Ken Livingstone. Fu quello il Forum nel quale si espressero i più fanatici odiatori di Israele. Ma nel successivo – Atene 2006 – gli attacchi furono ancora più aggressivi, incentrati tutti sulla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento,sanzioni).

“ Ad Atene venne distribuito un manuale che descriveva come promuovere la campagna BDS,insegnava a tutti, singoli, associazioni, distributori commerciali possono organizzarsi per respingere, i prodotti israeliani. Il manuale spiegava lo scopo di queste azioni, creare una coscienza critica di massa nella pubblica opinione in modo che i governi fossero stimolati a prendere delle iniziative. Il libretto raccomandava altresì ‘boicottaggi intelligenti’, da rivolgere agli intellettuali. Gli organizzatori specificavano che anche se i boicottaggi non centravano l’obiettivo a causa delle ‘pressioni sioniste’, avevano comunque ottenuto della pubblicità.

“ Il manuale proponeva anche che le aziende che, direttamente o indirettamente, erano coinvolte con Israele, interrompessero i rapporti. Un target importante erano le chiese. La misura del successo non era tanto il danno economico, quanto la ripercussione sull’opinione pubblica. Il libretto conteneva anche elenchi sui vari tipi di sanzioni, come la riduzione dei rapporti governativi, viaggi e comunicazioni, commercio, finanza e vendita di armi.

“ Il Forum di Atene suggerì anche come organizzare le provocazioni. Ad esempio, entrare in un supermercato, riempire i carrelli con prodotti israeliani, superare le casse senza pagarli e poi bruciarli in strada. Altra proposta era quella di organizzare una carovana Europa-Palestina per promuovere il BDS e arrivare fino a un campo di rifugiati palestinesi.

“ Al Forum di Atene ho incontrato gli esponenti di ‘Alba Dorata’, il movimento neo-nazista greco. Allora erano ancora pochi, proponevano una alleanza tra sinistra e islam contro il comune nemico sionista,  distribuivano i loro giornali che magnificavamo l’era di Hitler, fotografato con il Muftì di Gerusalemme.
Oggi, “Alba Dorata” è un partito apertamente neo-nazi, con 18 deputati su 300 nel Parlamento greco.

“ Nel 2008, l’ESF tenne il sesto congresso a Malmoe, in Svezia, proprio mentre Israele festeggiava i 60 anni di indipendenza. Organizzò una rete di manifestazioni internazionali contro lo Stato ebraico che durarono tutto l’anno. Ci fu anche un appello alla solidarietà con i movimenti terroristi, come il PFLP palestinese, il curdo PKK, le colombiane FARC e l’ETA basca.
Negli anni successivi, l’ESF ha dovuto affrontare la crisi economica europea, l’austerità e le sue conseguenze, come la crescita dell’estrema destra. Da qui il calo di interesse verso il Medio Oriente.

“ Il documento ufficiale del Comitato Nazionale Palestinese, insieme al WSF, propone 16 analisi sul conflitto israelo-palestinese. Si comincia con l’abbattimento del “Muro dell’Apartheid”, la fine del “regime di Apartheid”, il “diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi del 1948 e del 1967”, un embargo militare contro Israele, lo sviluppo delle campagne strategiche del BDS, la promozione di boicottaggi accademici e culturali, l’intensificazione dalla lotta contro l’embargo a Gaza, il rilascio dei prigionieri palestinesi, e infine portare Israele come imputato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. Altre iniziative riguardano il sostegno agli ebrei anti-sionisti ovunque si  trovino nel mondo, partecipare alla intifada elettronica, comunicare alla stampa i “crimini di Israele” e smentire le “mistificazioni storiche di Israele”.

Conclude Samuels: “ Ho partecipato a molti di questi Social Forum, per essere documentato sulle loro attività future. Al congresso del 2010 a Istanbul, venni a sapere che si stava preparando la flotilla contro Israele.
L’ONG del WSF espande le proprie azioni attraverso il ‘Comitato Onu per l’Esercizio dei Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese’, una agenzia di Stato composta da 34 membri della Divisione Onu sui Diritti Umani, che si incontrano annualmente nei diversi continenti. Quest’anno, il congresso europeo ‘Food and Agricolture’ dell’Onu ha incluso nelle proprie iniziative il boicottaggio del Keren Hayesod e la ditta farmaceutica israeliana di prodotti generici TEVA”.

 

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