Israele: 20 anni dopo Oslo

Israele: 20 anni dopo Oslo

Vent’anni fa, il 13 settembre 1993, vennero firmati gli ‘ Accordi di Oslo’. La situazione politica nel Medio Oriente di oggi è molto diversa da come la giudicava Abba Eban quando lo intervistai alcuni mesi dopo. Mi disse allora “ mai israeliani e arabi si sono incontrati in maniera così approfondita a Washington, Tokyo, Mosca, Ottawa, Roma e nella nostra regione. Militarmente gli arabi sono sempre stati sconfitti da Israele. Ora vogliono liberarsi dal trauma della sconfitta”.

L’intervista con Abba Eban era parte del mio libro “Il futuro prossimo di Israele”, pubblicato all’inizio del 1994, una raccolta di 16 interviste con importanti personaggi israeliani sulle prospettive nazionali e internazionali del dopo Oslo. Vent’anni dopo la situazione interna è molto cambiata, così come la realtà del mondo circostante.

L’attuale posizione nel Medio Oriente di Israele è molto più complessa di allora,le relazioni con i tre poteri dominanti nella regione – Turchia,Iran,Egitto – erano se non proprio buone almeno accettabili. Oggi non è più così. Il rapporto con l’Iran, alleato di Israele quando c’era lo Scià, è crollato da quando è salito al potere l’ayatollah Khomeini nel 1979, anche se al tempo degli Accordi di Oslo non erano ancora conosciute le sue intenzioni genocide.

Se questo articolo fosse stato scritto prima della cacciata del Presidente egiziano Mohammed Morsi nel luglio 2003, avremmo potuto sottolineare il ruolo sempre più dominante della sua ostilità verso Israele. La situazione con il governo provvisorio è tutta ancora da verificare.

Le relazioni di Israele con il precedente governo turco erano in genere buone, ma il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan negli ultimi anni le sempre più indebolite. Nel 2004, ha accusato falsamente Israele di essere uno Stato terrorista. Steven Merley, uno studioso esperto di estremismo politico, ha dimostrato con i fatti come il governo turco fosse pesantemente coinvolto nella preparazione della Flotilla per Gaza.

Un altro rilevante cambiamento rispetto al 1993 è l’opinione – molto più critica – che nel nuovo secolo l’Europa ha nei confronti di Israele.Le concessioni fatte da Israele ai palestinesi negli Accordi di Oslo, come il ritiro unilaterale da Gaza nel 2005, sono ormai dimenticati. I sondaggi rivelano che almeno 150 milioni di cittadini europei – dai 16 anni in su – hanno una visione demonizzante di Israele. Ritengono che “ Israele sta conducendo una guerra di sterminio contro i palestinesi”. In Norvegia, il 38% della popolazione adulta ritiene che Israele si comporta con i palestinesi come i nazisti con gli ebrei”.

Dan Vittorio Segre, nell’intervista contenuta nel libro con il titolo “ Può Israele avere fiducia nell’Europa ?” afferma  che “ l’Europa non ha rinunciato ad alcuni aspetti della sua politica alla ‘Shylock’. Si pretende da Israele una libbra di carne sotto forma di concessioni territoriali senza tenere conto del danno che può procurare al corpo intero, venendo a mancare le capacità di difesa di Israele “. Segre aggiunge poi che Israele “ ha dimostrato in tutti questi anni della sua storia come un paese sottosviluppato ha saputo modernizzarsi, mentre le ex-colonie europee sono arrivate al collasso”. Questo indubbio successo, di fronte ai fallimenti europei, ha sicuramente procurato frustrazioni a molti europei.

Vent’anni fa apparve chiaro come le esperienze politiche, militari, culturali ed economiche di Israele fossero precursori di quanto poi si verificò nel mondo occidentale. In altre parole, Israele aveva avuto la funzione di un “laboratorio per l’Occidente”. A questo si può aggiungere che Israele ha assunto un nuovo ruolo, diventando un indice di misura per definire il mondo occidentale, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti di dubbia moralità di quest’ultimo, purtroppo molto diffusi.

Guardando indietro di vent’anni, un argomento non rilevato in quelle interviste era il modo in cui l’Autorità palestinese educa i propri bambini, una chiave per capire le sue vere intenzioni. Gli intervistati non avevano valutato l’importanza di quel che sarebbe poi diventato un argomento basilare di grande preoccupazione per vagliare l’accuratezza delle posizioni dell’Anp su temi di grande importanza.

Un altro sviluppo decisivo in questi vent’anni è stata la forte propaganda contro Israele da parte della narrativa palestinese. Mentre l’Olp e Arafat erano in esilio, non potevano programmare l’odio contro Israele con iniziative di massa, mentre questo è poi avvenuto con l’Autorità palestinese e Hamas, che hanno raccolto molti consensi con le loro iniziative.

Dagli Accordi di Oslo Israele ha ottenuto qualche beneficio, come ad esempio l’aumento delle relazioni diplomatiche con più paesi, ma alla lunga i danni causati dall’incitamento all’odio hanno superato quei benefici derivati da alcuni accordi internazionali.

 

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