Mohammed Merah: ci volevano più vittime ?

Mohammed Merah: ci volevano più vittime ?

I crimini di Mohammed Merah non hanno suscitato in Francia un serio dibattito sulle origini dell’odio musulmano contro l’Occidente, Israele e gli ebrei. Perché ci fosse stato, ci dovevano essere più vittime. Il commento è cinico ma fotografa bene la realtà.

Quello che ha interessato i media sono stati gli aspetti secondari: se Merah era malato di mente, cosa l’aveva spinto a uccidere tre soldati – simbolo della Francia – e poi un insegnante ebreo e tre bambini. Quanto è avvenuto dopo la strage dimostra ancora una volta come l’Occidente rifiuti di prendere atto di quanto le società musulmane siano impregnate di una violenza ideologica e criminale. La cosa più importante che dobbiamo chiederci è perché questo aspetto del mondo islamico non sia paragonabile a nessuna altra religione.

Ci sono, naturalmente, altri fattori, per esempio la necessità di avere descrizioni e caratteristiche approfondite di tutti i gruppi musulmani  più importanti che diffondono odio, e in che modo la fanno, così come vengono reclutati e addestrati i potenziali assassini. Altro aspetto rilevante è quanto profonda sia la divisione tra islamisti e musulmani moderati. I centri di intelligence affrontano il problema, ma ben poco arriva alla pubblica opinione. Ci sono un miliardo e mezzo di musulmani, una parte dei quali rappresenta una minaccia per il mondo intero. Se non conosciamo che tira i fili di questo odio, non sarà mai possibile combatterli efficacemente.

Il crimine di Merah non può essere gestito dalle autorità francesi come un qualsiasi incidente senza conseguenze, anche perché è in corso la campagna elettorale delle presidenziali. Il governo ha reagito partendo da aspetti secondari. Ha impedito l’entrata in Francia di alcuni imam musulmani, noti per le loro posizioni estremiste, che dovevano partecipare a una conferenza, e sta per espellerne altri (1). Uno di quelli a cui è stato impedito di entrare è l’egiziano Yusuf-al-Qaradawi, che sostiene che ogni ebreo è un nemico dei musulmani (2).  E’ a favore dei martiri-suicidi ed è considerato uno degli ideologi sunniti più influenti al mondo.

Al-Qaradawi e gli altri odiatori  erano stati invitati dalla UOIF, una delle più importanti federazioni di musulmani francesi (3), ed il messaggio era chiaro: la più importante organizzazione musulmana invita  a un convegno i più importanti propagandisti di odio.

Mentre la Francia gli impediva di entrare, in Europa si ragionava diversamente. Qaradawi veniva accolto a braccia aperte nel 2004 a Londra da Ken Livingstone, allora sindaco laburista (4). In febbraio, grazie al voto della maggioranza del parlamento, l’Olanda si oppose all’entrata del noto imam anti-semita Haitham al-Haddad. Ma il Ministro della Giustizia dovette concedergli il visto di entrata a causa del passaporto europeo, per cui non  poteva essere considerato un visitatore pericoloso (5).

Nello scorso febbraio risultò chiaro, una volta di più, quanto fosse difficile dire la verità nella Francia di oggi. Il Ministro francese dell’interno,  Claude Guéant, affermò che non tutte le civiltà sono eguali. Il Presidente Sarkozy condivise, dichiarando che era ovvio (7). Guéant fu attaccato da molti socialisti e dalla sinistra in genere, confermando così la menzogna che sta alla base del multiculturalismo occidentale, cioè che tutte le culture sono eguali.

Giusto vent’anni fa, il politico liberale Frits Bolkestein – che divenne poi Commissario europeo – scrisse coraggiosamente che “ conformemente alle regole stabilite dalla dichiarazione universale dei diritti umani, l’attuale civiltà europea è oggi superiore a quella islamica. Tutte le civiltà si basano su dei sistemi giuridici. Credo che la civiltà romana fosse superiore a quella dei galli. Credo anche che l’America confederale sia superiore alla precedente che riconosceva la schiavitù, e che la Germania democratica del dopo-guerra sia superiore alla Germania Est comunista” (8).

Queste affermazioni sono importanti per gli ebrei europei e per Israele, visti i pericoli che abbiamo di fronte. Riconosce subito le radici violente, spesso razziste, anche sotto la forma di genocidio, del mondo islamico, per cui è fondamentale conoscerle per poter affrontare il pericolo che rappresentano.

Se questa sfida viene riconosciuta e accettata, l’Occidente potrà confrontarsi con tutto l’anti-semitismo diffuso nel mondo musulmano, contenuto nei testi coranici e sparso in tutto il mondo sotto forma di odio verso gli ebrei, nella diffusione dei “ Protocolli dei Savi di Sion” in Occidente e nel mondo islamico, nel negazionismo della Shoah, nel riproporre l’accusa del sangue e altri stereotipi anti-semiti, come le vignette contro gli ebrei di chiara ispirazione nazista.

Va  anche  spiegato tutto ciò che rivela – ad un livello generale – come i musulmani in Occidente siano più antisemiti e pronti ad atti di violenza verbale e fisica degli stessi occidentali.

Nello stesso tempo, i fatti che hanno seguito la strage di Tolosa, confermano che la verità non necessariamente trionfa. Coloro che orientano l’opinione pubblica, anche se le loro menzogne sono platealmente visibili, hanno buone possibilità di presentarsi quali portatori di verità.

[1]) Philippe Desmazes, «Guéant ordonne l’expulsion de cinq islamistes, dont trois imams,» Le Monde, 2 April 2012. [French].

2) Leon Symons, “Qaradawi predicts a Muslim apocalypse,” The Jewish Chronicle, 30 May 2012.

3) Union des Organisations Islamiques de France. See www.uoif-online.com/v3/spip.php?rubrique1
4) “Mayor justifies cleric’s welcome,” BBC News, 1 November 2005.

5) “Moslimgeleerde mag Nederland in; Tofik Dibi will meedoen aan debat,” Volkskrant, 16 February 2012. [Dutch].

6) “Claude Guéant persiste et réaffirme que “toutes les cultures ne se valent pas,” Le Monde, 5 February 2012. [French].

7) P.Th., »Guéant et les « civilisations » : du « bon sens » pour Sarkozy, Le Parisien, 6 February 2012. [French]

8)  Manfred Gerstenfeld, interview with Frits Bolkestein, “Israel, the European Commission, Europe, and the Netherlands,” European-Israeli Relations: Between Confusion and Change? (Jerusalem: Jerusalem Center for Public Affairs and The Adenauer Foundation, 2006).

 

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