Norvegia: la realtà e ciò che appare

Norvegia: la realtà e ciò che appare

I due spregevoli attacchi terroristici di Andres Breivik a Oslo e nell’isola di Utoya, hanno portato la Norvegia al centro dell’attenzione internazionale, fatto che normalmente non avviene mai. Persino gli svedesi e i danesi che leggono il norvegese si disinteressano di ciò che vi avviene. L’unico avvenimento che produce pubblicità è la consegna ogni anno del Premio Nobel per la Pace.

Per questo l’immagine internazionale della società norvegese – un paese così ricco di bellezze naturali – è più che altro superficiale e lontana dalla realtà. Diverso il caso se gli stessi avvenimenti fossero successi in altri paesi occidentali.

Ciò che si scrive della Norvegia sui media internazionali dà l’impresione che la sua popolazione di 5 milioni di persone – distribuite su un territorio grande 20 volte Israele – rappresenti ciò che di buono esiste nel mondo, almeno così dicono le statistiche. La Norvegia è anche al 9° posto fra i paesi più pacifici al mondo, ed è al 2* fra quelli per la libertà di stampa, mentre è al 10° fra quelli con meno corruzione. Fra i 21 paesi più ricchi è al 4* posto per buon governo e sicurezza e per l’aiuto ai paesi poveri.

Le entrate che derivano da gas e petrolio fanno della Norvegia una nazione ricca. Secodo il Programma di Sviluppo dell’Onu, che classifica i paesi in base a reddito, educazione e aspettativa di vita, è il miglior paese dove vivere.

Con questa immagine i norvegesi si presentano al mondo come un paradiso del progresso, mentalità aperta, tolleranza, morale, democratico, corretto e attento ai diritti umani. Durante questi tragici giorni però,questa immagine parzialmente falsa, ha contribuito alla proliferazione di alcuni miti.

Dopo un attento esame, la Norvegia riflette un’immagine diversa. E’ difficile analizzare casi complessi all’interno di una nazione. Meglio avere l’aiuto di lenti particolari per osservarli. Spesso l’attitudine verso gli ebrei e Israele è un utile indicatore. Prendiamo la Norvegia, ci rivelerà qualche sorpresa. Vi sono meno di 2000 ebrei, tra i quali 800 fanno parte delle due comunità di Oslo e Troudheim. In più, Israele è un paese piccolo e molto lontano.

Un recente rapporto della municipalità di Oslo ha rivelato che il 33% degli studenti liceali ebrei sono aggrediti due o tre volte al mese. Una studentessa ebrea ha dichiarato che tutti gli studenti ebrei che conosce hanno subito attacchi a scuola. Nessun altro gruppo religioso è discriminato in questa misura. Anche se tutti ne sono a conoscenza, le autorità hanno preferito ignorarlo.

I più importanti media norvegesi sono caratterizzati da superficialità politicamente corretta. La Norvegia è a torto inclusa fra i paesi con la maggiore libertà di stampa. Forse perchè la censura viene praticata dai direttori dei giornali e non dallo Stato.

Fra l’élite norvegese, molti sono gli odiatori di Israele. Diversi ministri nel governo di sinistra laburista-socialista, sono part-time antisemiti. La radio di Stato e Radio NRK sono ufficialmente e pregiudizialmente contro Israele con l’approvazione del Consiglio delle Trasmissioni. Nei media, come nelle università, domina l’ostilità contro Israele. I sindacati andrebbero chiamati “Hate Unions (unioni dell’odio)”, invece che Trade Unions. Fra i vescovi luterani vi sono molti che incitano all’odio contro Israele.

Dato che la tragedia di Utoya è stata così enorme, si è data poca importanza al fatto – e comprensibilmente, dato l’orrore della strage – che prima della sparatoria, i partecipanti al campeggio erano stati istruiti contro Israele dal movimento giovanile del Partito Laburista AUF, con ospiti, incluso il Ministro degli Esteri Joan Gahr Stoere. Striscioni con la scritta ” Boicotta Israele” erano bene in vista sull’isola.

In Norvegia, per fortuna, vi sono anche amici sinceri e politicamente impegnati per Israele. Soprttutto fra i partiti dll’opposizione, come fra i cristiani sionisti. Hanno però poco potere, che è concentrato nelle mani delle élite culturali.

Se uno volesse discutere in un dibattito con gli ebrei norvegesi, ne verrebbe fuori che raramente sono considerati parte integrale della Norvegia, quanto piuttosto solo “tollerati” dalla società. Persino alcuni ebrei norvegesi, che mi hanno aiutato in questa ricerca, hanno preferito rimanere anonimi.

Analizzando la società norvegese, vediamo altri fenomeni simili. Accademici non ebrei che hanno opinioni diverse dalla maggioranza mi hanno confermato quanto sono discriminati nelle università. Particolarmente emarginati sono i cristiani evangelici. Il settimanale cristiano Norge Iday, l’unico ad avere il coraggio di criticare le élite, viene ostacolato in tutti i modi. Le librerie più importanti non tengono i loro libri, boicottano anche Alan Dershowitz, l’autore di “The Case for Israel”. Anche le biblioteche pubbliche respingono le loro pubblicazioni. Se venisse fatto uno studio su questi fatti, si vedrebbe chiaramente quanto l’intolleranza di chi è al potere sia profonda.

L’altra settimana, il Primo Ministro Jens Stoltenberg, ha dichaiarto pubblicamente che la risposta della Norvegia all’odioso crimine sarà ” più democraica, più aperta e più umana, ma mai più ingenua”. Se questa dichiarazione è più che propaganda, allora il governo norvegese e l’élite culturale del paese hanno davanti a sè una strada lunga e difficile, che include uno sviluppo di auto-analisi e auto-critica. Che ne siano capaci gli attuali detentori del potere è quanto mai incerto.

 

Comments are closed.