Un dibattito pieno d’odio sui massacri norvegesi

Un dibattito pieno d’odio sui massacri norvegesi

Il vile massacro messo in opera da Andrei Breivik a Oslo e sull’isola di Utoya, ha dato origine a un dibattito internazionale caotico e spesso feroce, che ha affrontato molti aspetti e, simultaneamente, ha offerto strumenti per affrontare le reazioni delle varie società occidentali. Per meglio comprenderlo, occorre chiarire prima come è iniziato. Il segnale più importante viene dall’esame cui tutti i media hanno sottoposto gli scritti di Breivik. Gli psichiatri ritengono che la diffusione così vasta della sua ideologia possa rivelare la natura imitatrice di questi attacchi. Un secondo aspetto è l’opinione che psichiatri e psicoanalisti si sforzano di decifrare per capire il passaggio dall’estremismo politico al crimine. Gran parte del dibattito è centrato su chi è responsabile, oltre allo stesso Breivik, per le sue azioni. Gli argomenti razionali giocano qui un ruolo minore. Il dibattito consiste soprattutto nel gareggiare e confondere le opinioni degli altri. La parte degli assalitori appartiene soprattutto alla sinistra. Uno degli argomenti più usati è quello dei musulmani, accusati all’inizio, mentre il killer era invece uno della destra. Per cui la conclsione è che la destra estrema e populista presente negli scritti di Breivik è parzialmente responsabile delle sue azioni. Quasi tutti gli intervenuti, comunque, hanno duramente condannato Breivik. Partiti populisti, come il Partito delle Libertà di Geert Wilders in Olanda o il Fronte Nazionale di estrema destra in Francia hanno denunciato il massacro. Pochi deputati, fra i partiti rappresentati nei Parlamenti, si sono identificati con lui. Un europarlamentare italiano, Mario Borghezio, della Lega Nord separatista, ha dichiarato che le idee di Breivik erano molto condivisibili e che l’Europa cristiana deve difendersi dall’immigrazione musulmana. Il Ministro Calderoni, dello stesso partito, ha chiarito che Borghezio aveva espresso un opinione a titolo personale. Un politico francese del Fronte Nazioanale, Jacques Coutela, ha definito Breivik un visionario che lotta contro la crescita dell’islam in Europa. Coutela è stato sospeso dal suo partito. Erik Hellsborn, un politico del partito di estrema destra Svezia Democratica, ha accusato il multiculturalismo di essere responsabile dei massacri. Ha cancellato dal suo blog questa affermazione solo dopo essere stato criticato da Jimmie Akesson, leader del partito. L’affermazione più forte arriva dal presentatore americano Glenn Beck, che ha dichiarato durante un suo programma radio “ c’è stata una sparatoria dentro un campeggio politico, frequentato da giovani, che mi ricordano quelli della gioventù hitleriana, voglio dire perché organizzare un campeggio per giovani tutto centrato sulla politica ? ” Il dibattito su chi condivide la condanna per le azioni del killer solitario è inutile. Nessun altro odio può essere paragonato con quello verso al Qaeda, che è condiviso nel mondo almeno da 150 milioni di musulmani. In aggiunta, il leader spirituale dei Fratelli Musulmani, Yussuf al-Qaradawi, è un sostenitore dei cosiddetti martiri suicidi. In molti paesi musulmani, gli assassini per motivi politici e religiosi sono numerosi ed in aumento. Eppure non ricevono una attenzione paragonabile a quella del massacro norvegese. Sarebbe bene che la destra populista fosse più precisa nelle sue accuse contro i movimenti islamici, piuttosto che generalizzare ed esagerare le proteste. Lo stesso vale per la sinistra. Se si punta il dito su altri, accusandoli di essere responsabili per le azioni di Breivik, perché non ragionano nello stesso modo quando si tratta di azioni terroristiche messe in opera da Hamas ? Aspetti antisemiti e anti-Israele vengono in seconda posizione in questo dibattito. Hezbollah ha condannato la strage, definendola la “prova del razzismo della cultura sionista”. Khaled Mouammar, il presidente uscente della Federazione canadese-araba, ha scritto che” è evidente l’impronta del Mossad su tutto il massacro norvegese”. Ci sono poi i blogger odiatori di Israele che diffondono teorie cospirative messe in atto dallo Stato ebraico. La società norvegese sta reagendo in modo differente dalle altre nazioni. C’è maggiore confusione, ci si chiede come sia stato possibile che “uno dei nostri” sia stato capace di un così orribile atto “non norvegese”, mentre tutti dichiarano poi che la Norvegia non sarà più la stessa. Rimane però poco chiaro quali cambiamenti si verificheranno nella auto-considerazione dei norvegesi. Una persona che avrebbe fatto meglio a tacere è stato l’Ambasciatore norvegese in Israele, che ha ritenuto necessario spiegare le similitudini e le differenze fra gli atti di terrorismo dei palestinesi e quelli di Breivik. Una vera provocazione. Il governo israeliano ha dimostrato grande solidarietà con la Norvegia, e lo stesso hanno fatto molti israeliani. La dichiarazione inopportuna dell’Ambasciatore non muterà l’opinione degli israeliani che il terrorismo deve sempre essere condannato. Su un piano totalmente differente, le sue parole mi ricordano che il movimento giovanile del Partito Laburista, che è al governo, è una organizzazione di divulgatori di odio contro Israele. Nel loro campeggio a Utoya si indottrinavano i giovani contro Israele. Il Ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere vi aveva appena tenuto un discorso, nel quale aveva sostenuto che Israele avrebbe dovuto demolire la “barriera di sicurezza”. Una affermazione di appoggio al terrorismo anche se in maniera indiretta. Stoere sapeva benissimo che la barriera di sicurezza è stata eretta in risposta ai molti attacchi criminali dei palestinesi contro i civili. Immagini di questi giovani laburisti a Utoya inneggianti alla Flotilla, o accanto a striscioni che invocano il boicottaggio di Israele, verranno diffuse molte volte nei giorni che verranno.

 

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