E’ la Norvegia a finanziare le stragi di israeliani ?

E’ la Norvegia a finanziare le stragi di israeliani ?

Nelle scorse settimane ci sono stati in Norvegia alcuni sorprendenti cambiamenti.

Il parlamentare conservatore Peter Gitmark ha dichiarato in televisione che il suo paese finanzia indirettamente i terroristi palestinesi. I tre maggiori partiti di opposizione, Conservatori, Partito del Progresso, e Cristiano Democratici, hanno chiesto al Comitato Parlamentare degli Affari Costituzionali di aprire una inchiesta sui finanziamenti norvegesi all’Autorità palestinese, e al Ministero degli Esteri di produrre tutta la documentazione che permetta di chiarire da dove provengono gli stipendi pagati a terroristi dichiarati.

Il Ministro degli Esteri Barth Eide ha ammesso che il suo predecessore Jonas Gahr Stoere ha indotto in errore per ben due volte il Parlamento. Nel 2011 e nel 2012 aveva dichiarato di sapere che fine faceva il denaro norvegese inviato all’Autorità palestinese, e che i terroristi palestinesi condannati nelle carceri israeliane ricevevano solo pochi spiccioli, la gran parte andava alle loro famiglie.

Ora il segretario di Stato Torgeir Larsen ha scoperto che quei prigionieri condannati a lunghe pene detentive ricevevano quel denaro direttamente dall’Anp, e ne potevano disporre liberamente. Dei 50 milioni di contributi annuali all’Anp,la Norvegia risulta uno dei primi donatori.

La televisione statale NRK ha trasmesso un programma il 28 febbraio scorso nel quale è stato detto che parte delle tasse  pagate dai novegesi finisce nelle tasche dei terroristi palestinesi. Interessante, perchè laNRK è conosciuta per essere anti-Israele e per la sua disinformazione sul Medio Oriente.

La fonte di queste rivelazioni è stato il Palestinian Media Watch (PMW), l’Anp paga regolarmente gli stipendi ai prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele per attacchi contro la sicurezza nazionale, anche a quelli condannati all’ergastolo in quanto omicidi. Tra questi Ibrahim Hamed, uno dei terroristi che avevano bombardato la caffetteria all’Università Ebraica, causando 46 morti.

Fino ad oggi le critiche più decise al governo norvegese a guida laburista erano venute dall’estero. Il mio libro del 2008 “Behind the Humanitarian Mask: The Nordic Countries, Israel and the Jews “ era una voce straniera isolata che documentava come la Norvegia fosse in prima linea nel diffondere odio contro Israele e azioni antisemite. Le reazioni dei media norvegesi erano state le solite dirette contro i dissidenti interni e i critici dall’estero. In genere non venivano mai citati, e quando ciò non era possibile, allora venivano demonizzati.

In quegli anni non c’erano analisi sull’antisemitismo in Norvegia, mancavano anche le statistiche in aiuto all’informazione. Persino l’esigua Comunità ebraica norvegese -meno di 900 persone- cercava di minimizzare l’alto livello di antisemitismo.

Avvenne così in qualche misura anche nel 2010, quando quasi tutti i media norvegesi pubblicarono una lettera dell’ex senatore americano Sam Brownback inviata all’ambasciatore norvegese a Washington, nella quale manifestava la propria preoccupazione per l’antisemitismo norvegese e il diffuso odio contro Israele. Allegava una documentazione del Centro Simon Wiesenthal, contenente molti esempi di odio anti-israeliano da parte del Re, del Primo Ministro, del Ministro degli Esteri, delle Finanze e del vice-Ministro dell’Ambiente. Nessuno ha mai risposto a Brownback.

Ne scrissero i media stranieri quando Alan Dershowitz, professore di legge ad Harvard, venne in visita in Norvegia nel 2011 e le università di Oslo, Bergen e Trondheim respinsero una sua richiesta di tenere gratuitamente una conferenza su Israele e la legalità internazionale. Fu il sindacato studenti ad organizzarne una alternativa. Dershowitz pubblicò allora un articolo sul Wall Street Journal nel quale scrisse che la Norvegia gli ricordava il regime in Sud Africa dell’Apartheid.

Alcuni mesi dopo, uno studio del Municipio di Oslo rivelava come un terzo delle ragazze ebree delle scuole superiori veniva aggredito verbalmente o fisicamente almeno due o tre volte il mese. Una ricerca del 2012 del Centro Studi della Shoah e delle Minoranze Religiose rivelava che il 38% dei norvegesi condivideva l’affermazione che Israele si comporta con i palestinesi nello stesso modo dei nazisti con gli ebrei. Gli autori dello studio, nelle loro conclusioni, minimizzavano i dati raccolti, rifiutandosi di includerli nelle loro statistiche sull’antisemitismo. Eppure avrebbero dovuto sapere che definire Israele uno stato nazista è un atto di antisemitismo, anche secondo la classificazione dell’Unione europea di antisemitismo.

Nel frattempo, alcune prese di posizione interne al paese contro l’odio anti-Israele avevano cominciato a farsi sentire. Come il MIFF, una organizzazione pro-Israele, oppure quella di Hanne Nabintu Herland, una scrittrice norvegese molto conosciuta, che ha dichiarato che la Norvegia è la nazione più antisemita dell’Occidente. Essendo molto famosa, anche i giornali più diffusi non hanno osato censurarla.

Attualmente i partiti di opposizione sono in cima ai sondaggi per le elezioni parlamentari del settembre 2013. I due più importanti- il Conservatore e il Partito del Progresso- si sono trovati d’accordo per un cambiamento di posizione nei confronti di Israele nel caso di vittoria. In questo caso, l’attuale pressione affinchè cessino i finanziamenti ai terroristi palestinesi diventa sempre più credibile.

 

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