Gli occhi del mondo su Tolosa

Gli occhi del mondo su Tolosa

Gli omicidi di Tolosa colpiscono il mondo ed hanno un impatto che va ben oltre la Francia. Gli omicidi in Francia e nel resto del mondo sono frequenti e i bambini sono una percentuale significativa delle vittime. L’assassinio dell’insegnante e dei tre giovani alla scuola ebraica di Tolosa ha scosso il mondo, tuttavia tentare di capire i vari aspetti della vicenda aiuterà in un secondo momento a comprenderne gli sviluppi.
Per gli ebrei francesi questa tragedia ricorda eventi fondamentali degli anni passati, ancor prima che fosse resa nota l’affiliazione ad al-Qaida dell’assassino. Tra questi si ricorda l’uccisione di sei persone al ristorante ebraico Goldenberg a Parigi, perpetrato quasi sicuramente dal gruppo arabo Abu Nidal nel 1982. Di recente ci sono stati altri due omicidi di ebrei da parte di musulmani con movente chiaramente antisemita. Il più noto è l’assassinio d Ilan Halimi da parte della “Banda dei Barbari” capeggiata da Yussuf Fofana nel 2006.
Non sono solo gli ebrei francesi che si ricordano delle abiette dichiarazioni dei politici francesi. Nell’ottobre del 1980 vi fu un attentato mortale alla sinagoga di rue Copernic a Parigi. Avi Pazner, ex Ambasciatore israeliano in Francia ricorda che “Raymond Barre primo ministro (di destra) francese all’epoca aveva manifestato i suoi malcelati sentimenti antisemiti dichiarando che i terroristi volevano colpire gli ebrei, ma avevano ucciso cittadini francesi innocenti”.
Il Partito Socialista Francese ha un passato particolarmente ripugnante.
Di fronte all’ondata di episodi antisemiti che colpì la comunità ebraica francese nel 2000 il governo Jospin e il Ministro degli Interni Daniel Vaillant chiusero gli occhi. Temevano che la “pace sociale” in Francia sarebbe stata scossa nell’ammettere la verità – cioè che la maggior parte degli attentatori erano musulmani provenienti da famiglie di immigrati.
Nel gennaio 2002 – gli attacchi antisemiti più violenti duravano già da un anno – il Ministro degli Esteri socialista Hubert Védrine espresse la sua comprensione per la violenza islamica contro gli ebrei in Francia dichiarando: “Non c’è da stupirsi se giovani francesi immigrati hanno compassione per i palestinesi e sono estremamente sensibili nel vedere cosa accade”.
Ci sono anche due aspetti di carattere nazionale. La Francia è attualmente nel mezzo della campagna elettorale per la presidenza, in cui gioca un ruolo importante la questione dell’immigrazione.
Nell’attaccare la macellazione rituale (halal o kasher), il partito UMP di Nicolas Sarkozy ha tirato la corda. Dopo gli assassini i due candidati alla presidenza non vogliono correr rischi. Sarkozy ha visitato la scuolo a Tolosa assieme a Richard Prasquier, il presidente della federazione delle organizzazioni ebraiche di Francia CRIF.
Sia Sarkozy che il suo principale rivale, il socialista François Hollande, hanno interrotto la campagna per due giorni.
L’impatto degli assassini si è fatto sentire ben oltre i confini della Francia. Le comunità ebraiche in tutta Europa hanno adottato ulteriori misure di sicurezza. Ervin Kohn, presidente della comunità ebraica di Oslo ha dichiarato al quotidiano Dagbladet che “tanto sarebbe potuto benissimo accadere in Norvegia. Non ci sentiamo sicuri”. Ha aggiunto che la comunità ebraica è un obiettivo sensibile e gradirebbe avere protezione permanente della polizia in tutte le sedi delle istitutzioni. Anche in Olanda particolari misure di sicurezza sono state adottate per proteggere le istituzioni ebraiche.
Il fatto che il governo olandese non voglia contribuire alle spese di sicurezza per la protezione delle comunità ebraiche è da tanto tempo oggetto di conflitto tra il governo e la comunità.
In Belgio, Inghilterra, Italia e in altri Paesi europei le comunità ebraiche hanno espresso timore. Anche a New York ulteriori misure di sicurezza sono state adottate. In molti Paesi si sono riaffermate le condanne alle quali si aggiunge quella del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon.
L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Catherine Ashton ha scatenato l’ira di molti nel menzionare Gaza e Tolosa nello stesso discorso, suggerendo un’equivalenza morale.
I ministri Avigdor Liberman, Ehud Barak e Eli Yishai hanno condannato le sue dichiarazioni. E così ha fatto anche il leader dell’opposizione Tzipi Livni.
Subito dopo, lo staff della Ashton ha spiegato che le sue parole sono state estrapolate dal conteso. Anche se fosse vero, mescolare il caso di Tolosa con altri casi non correlati è fuori luogo.
Non si potrebbe comunque capire la rabbia israeliana dovuta a queste dichiarazioni senza tener conto dell’atteggiamento parziale tenuto in passato dalla baronessa esponente del partito laburista. Lo dimostra la sua reazione alla flottiglia per Gaza, quando chiese a Israele di togliere l’embargo, che invece è pienamente legale. Questa richiesta implicitamente indica un aiuto all’organizzazione terroristica di Hamas ad ottenere più armi. I sospetti sulla parzialità anti-israeliana della Ashton sono stati ora pubblicamente confermati. Le sue future dichiarazioni si spera saranno accolte da uguali reazioni. Col passare dei giorni ne sapremo di più sugli omicidi di Tolosa, l’analisi qui esposta offre una chiave di interpretazione. Nuovi motivi emergeranno, tra cui il paragone tra l’assassino musulmano in Francia e l’assassino norvegese di estrema destra Andres Breivik.

 

Comments are closed.