Israele si prepara alle elezioni

Israele si prepara alle elezioni

I partiti israeliani hanno presentato entro la data del 6 dicembre le loro liste per la 19a Knesset. La sorpresa è stata vedere Amir Peretz, già leader laburista, nella lista del partito guidato da Tzipi Livni, ex leader di Kadima, una scelta che ha reso molto tesa la sua relazione con la leader laburista Shelly Yachimovich.

La prima fase della compagna elettorale era finita il 14 novembre, giorno d’inizio della azione israeliana  “Pilastro di Difesa” a Gaza, quando a dominare l’interesse dei media era la lista unitaria di centro/destra del Likud con il partito di Lieberman Israel Beitenu, denominata Likud Beitenu. Durante al guerra la campagna elettorale ha molto moderato i toni.

La seconda fase è avuto inizio dopo il ‘cessate il fuoco’ con Hamas il 21 novembre. Da segnalare la presentazione delle liste con i candidati, insieme al frammentarsi dei partiti di centro sinistra. Con la creazione de “Il Movimento” da parte di Tzipi Livni, era chiara la volontà di fare concorrenza con il laburisti e con il nuovo partito “C’è futuro” (Yesh Atid) di Yair Lapid.

Se si fosse dovuto votare allora, tutti i sondaggi dimostravano quanto le scelte di voto non fossero ancora definitive, anche se il quadro generale era abbastanza chiaro. Quasi tutti i sondaggi indicavano come Likud/Israel Beitenu, insieme con i partiti nazional-religiosi più gli ultra-ortossi avrebbero guadagnato 65/70 seggi. Che sarebbero aumentati se il partito di estrema destra “Israele è Forte” avesse superato la soglia del 2%. Ai partiti arabi l’indicazione assegnava circa 10 seggi.

Questi numeri indicano che al centro sinistra rimangono circa 40/45 seggi, anche perché alcuni sondaggi mettono in dubbio che Meretz, il partito pacifista, riesca a superare la soglia del 2%. Altri prevedono 3 seggi, come ha attualmente. Il quotidiano Maariv ha previsto 18 seggi ai Laburisti, 10 al Movimento di Tzipi Livni e 5 a “Yesh Atid”. Andranno dispersi i voti ai partiti che non raggiungeranno la soglia minima del 2%, fra i quali è probabile che ci sarà Kadima guidato da Shaul Mofaz, già Capo di Stato Maggiore, che attualmente è il partito con il maggior numero di seggi alla Knesset, 28, anche se molti deputati lo hanno abbandonato per unirsi al Movimento, ai Laburisti o al Likud, oppure hanno scelto di abbandonare la vita politica. Un nuovo partito è poi “Am Shalem” (Tutta la gente), guidato dal deputato Haim Amsalem, espulso recentemente dal partito ultra-religioso Shas.

Un partito che mira ai voti del centro sinistra è “Indipendenza”, fondato dall’attuale Ministro della Difesa – e già Primo Ministro – Edhud Barak, che però ha annunciato di volersi ritirare dalla vita politica. Einat Wilf, dello stesso partito, ha dichiarato che Barak stava cercando di convincere il Ministro Dan Meridor ad assumerne la guida, dopo essere stato messo in una posizione non garantita dalle primarie del Likud. Un sondaggio attribuiva a “Indipendenza” 10-11 seggi, ma quando Meridor ha respinto l’invito, “Indipendenza” ha deciso di non presentarsi più alle elezioni.

Likud e Laburisti hanno indetto le primarie, altri partiti hanno delegato le scelte a comitati elettorali o ai leader dei propri partiti. Il Likud ha nominato nei primi 20 posti dei deputati uscenti, mentre i Laburisti hanno messo molti nomi nuovi, al secondo posto in lista c’è Isaac Herzog, alleato di Yachimovich, che ha battuto Peretz.

Nel partito di Lieberman “Israel Beitenu” c’è un solo nome nuovo fra i primi 10, Yair Shamir, un uomo d’affari che occupa il secondo posto, mentre il vice Ministro degli Esteri Danny Ayalon non è nemmeno stato candidato.

Yaakov Peri, già a capo della Sicurezza interna, è uno dei nomi di punta di “Yesh Atid”, mentre l’ex leader laburista Amram Mitzna è in lista con Livni, come Peretz, sconfitto nelle elezioni del 2011 alla leadership laburista da Yachimovich.
Livni ha inserito sette deputati di kadima nella propria lista, se il “Movimento” otterrà almeno 7 seggi, otterrà un rimborso elettorale di 9 milioni di Shekel.

Di fronte a questa manovre elettorali, è rimasto poco tempo per la campagna vera e propria, che però entrerà nel vivo adesso che le liste sono formate. Due sono gli argomenti che dovranno affrontare gli elettori, il processo di pace, di fronte all’obiettivo palestinese che si propone la distruzione di Israele, e l’economia che va meglio di quella europea. E’ improbabile che il centro sinistra causi ammaccature consistenti al centro destra. La battaglia elettorale sarà quindi caratterizzata da lotte interne ai singoli partiti, sia nel centro destra che nel centro sinistra.

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