Norvegia: in prima fila nel disinformare

Norvegia: in prima fila nel disinformare

Per anni la Norvegia è stata al primo posto fra i paesi per quanto riguarda la libertà di stampa. Questa percezione, però, è in gran misura falsa. Eppure nel paese non c’è alcuna censura. Malgrado ciò su molti media norvegesi esiste una forte propensione anti-Israele accompagnata da auto-censura. Confina con la Russia, ma si ha l’impressione che Israele appaia sui giornali più del potente vicino. I media norvegesi sono ossessionati da Israele, e dimostrano la loro ostilità in diversi modi.

Il livello aberrante tra i principali giornali spesso si spinge oltre l’abituale pregiudizio di altri media europei anti-Israele. Non mancano mai di pubblicare articoli che si prestano a criticare Israele, mentre sui crimini commessi dai palestinesi si omette la notizia o la si dà in maniera approssimativa. Si cercherebbero invano articoli sullo statuto di Hamas che invoca il genocidio degli ebrei. Lo stesso accade per la glorificazione degli assassini di civili ebrei da parte dell’Autorità palestinese. Raramente, ma sarebbe più giusto dire mai, vengono pubblicate le menzogne di leader, ministri e media palestinesi.

Trascurano di pubblicare altresì la diffusa criminalità e la violazione dei diritti umani nel mondo arabo-musulmano. Sostenere che l’islam è l’unica religione equivale ad un tabù,  quando la criminalità ideologica è in piena diffusione nel mondo islamico.

Occasionalmente, qualche articolo positivo per Israele viene pubblicato, come è avvenuto per Dagbladet, il terzo in Norvegia per diffusione, che ha osservato come in Norvegia la mancanza di interesse per le stragi in Siria contrastassero con l’insistenza per quanto avviene in Israele.

Se non fosse stato per i coraggiosi giornalisti del settimanale cristiano Norge Idag e al blog molto seguito Document.no, i norvegesi non avrebbero mai avuto la possibilità di sapere quanto è sbilanciata l’informazione sul Medio Oriente che trasmettono radio NRK e TV, entrambe di proprietà dello stato. Anche il quotidiano cattolico Dagen si comporta in maniera coraggiosa, recentemente ha pubblicato un mio articolo nel quale spiegavo perché il Primo Ministro Jens Stoltenberg è un antisemita part-time.

Nel 2009, nacque un blog in lingua inglese, dal titolo “Norvegia, Israele e gli ebrei”, dopo che i fondatori ebbero letto il mio libro, uscito l’anno prima, Behind the Humanitarian Mask: The Nordic Countries, Israel and the Jews, scoprirono con sorpresa che le molte notizie sull’antisemitismo norvegese e sull’ostilità anti-Israele erano vere. Il blogger è poi cambiato, il nuovo firma con lo pseudonimo Miranda McGonagal, ed il blog è diventato la fonte più importante sulla diffusione dell’antisemitismo norvegese.

Nel 2009 un certo numero di professori universitari proposero un boicottaggio culturale al corpo direttivo della Università di Trondheim. Solo su quel blog “Norvegia, Israele e gli ebrei” si sono potute trovare notizie sulla battaglia combattuta dagli ebrei e da altre organizzazioni straniere. I medi norvegesi  scrissero pochissimo e in ritardo di questa azione anti- boicottaggio, che perse poi il sostegno del corpo dirigente dell’università.

Un esempio di come la stampa norvegese omette le informazioni che non condivide, si verificò nell’estate 2010, quando l’allora senatore Sam Brownback inviò una lettera all’Ambasciatore norvegese a Washington, nella quale esprimeva la sua preoccupazione verso l’antisemitismo e l’ostilità contro Israele dei norvegesi. Allegava una descrizione dettagliata delle responsabilità di ministri norvegesi, coinvolgendo anche il re Harald 5°. Di questa lettera non venne mai data notizia sui media norvegesi. Eppure mai nessun altro ambasciatore aveva mai scritto una lettera simile. Uscì solo sul blog “Norvegia, Israele e gli ebrei”

Critiche al governo laburista vennero ignorate ancora di più dopo la strage commessa dal criminale Anders Breivik nel luglio 2011. Il Primo Ministro Jens Stoltenberg affermò il falso quando, subito dopo il crimine, affermò che la Norvegia si sarebbe comportata con ancora maggiore apertura e democrazia (sic). Successe invece il contrario, come ha ben raccontato lo scrittore americano Bruce Bawer che vive in Norvegia. Ha pubblicato recentemente un libro dal titolo “The New Quislings: How the International Left Used the Oslo Massacre to Silence Debate About Islam.”

Ho delle esperienze surreali con i media norvegesi. Il giornalista Fredrik Graesvik mi intervistò nel marzo 2009 per la Tv commerciale TV2, il quale pur avendo tradotto correttamente quanto dicevo, disse che consideravo i norvegesi “ barbari e anti-intellettuali” perché uccidevano balene e foche. Una palese distorsione del mio pensiero. Sul sito web di quella Tv andò anche peggio, chi ne curò la trascrizione mi fece dire che “ i norvegesi sono ignoranti “ e che “ la Norvegia è il paese più antisemita d’Europa”. Falsità che vennero riprese e diffuse dalle agenzie, non solo in Norvegia ma anche in Svezia, con il risultato che adesso ricevo e-mail piene di odio.  Diverso trattamento per David  Irving, il negazionista della Shoà, al quale TV2 concesse più di un quarto d’ora per dire le sue opinioni, dopo avergli pagato viaggio e ospitalità a Oslo.

Sidsel Wold, allora corrispondente per le stesse radio NRK e TV2, mi intervistò, poi disse che per errore aveva cancellato il nastro. Invece di rifare l’intervista, ne ha fabbricata una falsa con dei miei testi presi da internet, con i quali ha mandato in onda un’intervista inventata, piena di distorsioni, per poi criticarmi in base a un testo che lei stessa si era costruito. Per questo ha ricevuto il “Premio Giornalista Disonesto 2010”, diventando così uno dei pochi giornalisti norvegesi ad aver ricevuto un riconoscimento internazionale.

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