Raoul Wallenberg: vita e morte di un eroe

Raoul Wallenberg: vita e morte di un eroe

Nel 2012 ricorre il centenario della nascita del diplomatico svedese Raoul Wallenberg, che aveva salvato migliaia di ebrei nella Budapest occupata dai nazisti alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, le informazioni sulla sua sorte si limitarono all’arresto da parte dei sovietici nel gennaio 1945. Dettagli su che cosa avvenne di lui, dove e quando morì, sono ancora oggi oscure.

Al di là dei suoi meriti storici, la figura di Wallenberg è significativa particolarmente oggi per diversi motivi, tra i quali, il principale, è il contrasto tra lui e gli attivisti per i diritti umani contemporanei. Wallenberg non predicava la tolleranza, ma di salvare la vita di chi era in pericolo, mettendo a rischio la sua sotto il regime nazista, il  governo più brutale che l’Europa abbia conosciuto in tempi recenti.

Oggi, molti movimenti per i diritti umani sono impregnati di pregiudizi. Un esempio: l’organizzazione più importante, Human Rights Watch, è stata contaminata da molte iniziative che hanno riabilitato il regime libico sotto Gheddafi. Questi comportamenti sottolineano ancora di più l’importanza di Wallenberg quale luminoso esempio di vero umanitarismo. La società contemporanea ha un estremo bisogno di figure coraggiose alle quali riferirsi. Agli educatori servono esempi di persone che hanno fatto la cosa giusta in un momento nel quale molti altri commettevano crimini, collaboravano con i criminali oppure chiudevano i loro occhi senza reagire.

In alcuni paese la memoria di Wallenberg viene onorata, in altri molto meno. Dopo la sua morte è stato dichiarato cittadini onorario negli Stati Uniti, Canad, Ungheria e Israele, e molte strade sono dedicate al suo nome. Sono stati costruiti dei memoriali alla sua memoria in molte città, in Israele a Tel Aviv. Eppure il ricordo di quanto ha fatto non è così importante come presentarlo come un modello da imitare nelle società contemporanee interessate ad altro.

Un altro aspetto importante è far conoscere i crimini commessi contro Wallenberg dall’Unione Sovietica, come pure il ruolo ambiguo avuto dal governo svedese dopo la seconda guerra mondiale, che gli ha mai reso gli onori che meritava. Il governo svedese non ha neppure mai indagato sulla fine che aveva fatto, rifiutando persino l’aiuto che era venuto dagli americani per attivare le ricerche.

Un ruolo particolarmente negativo fu svolto dall’ambasciatore svedese a Mosca, Staffan Soderblom il quale ebbe la rara opportunità di incontrare Stalin e il Ministro degli Esteri Molotov nel 1946. Invece di informarsi sul destino di Wallenberg, Soderblom disse che era a conoscenza della sua morte (1). Cosa del tutto falsa in qull’anno. Il messaggio ai sovietici era ovvio: la Svezia non avrebbe fatto domande sulla sua fine. Ci sono altri comportamenti negativi nella Svezia del dopoguerra. Uno fu l’essere diventato un sicuro rifugio per i nazisti criminali di guerra, nessuno dei quali venne mai processato (2).

Il governo svedese ha mutato atteggiamento nei confronti di Raoul Wallenberg  soltanto all’inizio di questo secolo. Olle Wastberg, coordinatore del progetto “ Memoriale Wallenberg”, ha recentemente affermato in televisione che Wallenberg è meno conosciuto in Svezia che in paesi come Argentina, Canada, Israele e Stati Uniti (3). La Svezia ha annunziato che il 2012 sarà dedicato a Raoul Wallenberg, e che verrà emesso un francobollo in sua memoria (4), mentre è in preparazione una mostra itinerante (5). Il governo ha incaricato due autori di scrivere una biografia sulla sua vita, sarà interessante vedere fino a che punto il volume la racconterà giusta sulle responsabilità della Svezia. La nipote di Wallenberg, Louise von Dardel, mi ha confidato che la cifra stanziata per le commemorazioni è molto bassa, infatti molte delle iniziative avverranno per opera di privati. Mi disse poi che il nome dello zio non compare in nessun testo scolastico (6).

Il Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, è il presidente del comitato per le celebrazioni. Una scelta infelice. Bildt fa parte di un governo che finanzia gruppi pro-palestinesi legati ai movimenti terroristi, per cui va tenuto sotto osservazione con molta cura, per evitare che abusi della memoria di una straordinaria persona che ha salvato gli ebrei. Bildt potrebbe affermare che siccome onora un uomo che ha salvato gli ebrei, possa nascondere il suo essere anti-semita nella sua nuova dimensione anti-israeliana.

Mi auguro che non solo Israele, ma anche le Comunità ebraiche nel mondo, faranno tutto il possibile per onorare la memoria di Wallenberg come merita. Poche persone al mondo hanno fatto tanto come lui  per salvare ebrei da una morte sicura.

[1] www.raoulwallenberg.net/wallenberg/fate/press-87/sweden-rejected-swap/

[2] Efraim Zuroff, “Sweden’s Refusal to Prosecute Nazi War Criminials, 1986-2007,” in Manfred Gerstenfeld’s book, Behind the Humanitarian Mask: The Nordic Countries, Israel and the Jews, (Jerusalem: Jerusalem Center for Public Affairs, 2008), 107-129.

[3] http://svtplay.se/v/2643510/gomorron_sverige/raoul_wallenberg_100_ar?cb,a1366518,1,f,-1/pb,a1366516,1,f,-1/pl,v,,2643510/sb,k119636,6,f,-1 [Swedish]

[4] www.postnord.com/sv/Media/Pressmeddelanden/Posten-Sverige/2011/Nytt-frimarke-hedrar-Raoul-Wallenberg/ [Swedish]

[5] “Uppstart för Raoul Wallenberg 2012,” www.regeringen.se/sb/d/14184/a/173550[Swedish]

[6] Personal Communication Louise von Dardel.

Manfred Gerstenfeld è Presidente del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta.

His book “Behind the Humanitarian Mask: The Nordic Countries, Israel and the Jews,” can be downloaded for free at: http://www.jcpa.org/JCPA/Templates/showpage.asp?DBID=1&LNGID=1&TMID=84&FID=726&PID=0

 

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